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Domaine de Chevalier


Per chi produce vini le cose sono scritte nel tempo. Quando si rileva un vigneto, bisogna aspettare i frutti della terra. Al Domaine de Chevalier è stato reimpiantato gran parte del vigneto, il 75% delle viti, cosa estremamente rara in un grand cru di Bordeaux. Questo investimento familiare è stato pesante, lungo, ma volontario.



Dall'inizio degli anni 2000, il vigneto sta recuperando ciò che gli era stato donato e le ultime annate sono di un livello qualitativo raramente raggiunto qui. Sono state fatte delle scelte, sia in termini di piante al momento dell'impianto, scegliendo con precisione i portainnesti, sia selezionando varietà di uve adatte ai diversi appezzamenti, tenendo conto delle zone leggermente più fresche, di quelle più vicine al bosco.

Hanno avuto luogo drenaggi importanti, è stato scelto con cura l'orientamento dei filari, un vero e proprio investimento, ma alla fine è stato meglio reimpiantare in un momento in cui vi era padronanza delle conoscenze viticole; chi ha reimpiantato negli anni '60 non è stato così fortunato.

Riguardo al Domaine de Chevalier, le annate 2005 e 2004 contemplano vini rossi tra i più riusciti prodotti su questo terroir. Bisogna risalire agli anni '50 e '60 per vedere vini di questa struttura. Ciò corrisponde a una perfetta corrispondenza tra l'impianto e le attrezzature di cui si dispone, rara da trovare in altre tenute.

Si ha la fortuna di avere quattro tavoli di cernita, due vibranti e altri due dove una ventina di persone fa la cernita, chicco per chicco: l'uva viene poi trasportata con un carrello elevatore nei tini per rispettare la gravità, essenziale per preservare tutte le proprietà intrinseche dell'uva e portarla così al processo di vinificazione con tutti i suoi beni.



Sussiste un rispetto totale per la vendemmia, si pratica la vinificazione tradizionale, ma il principale punto di forza a Chevalier è che viene fatta molta follatura manuale del cappello e viene praticato l'affinamento sui lieviti con enologi di grande esperienza. Questo affinamento sui lieviti è più delicato da realizzare, ma apporta molto al vino, soprattutto questo lato setoso, vellutato e delizioso.

L'azienda è riuscita a creare un'équipe affiatata e molto professionale e tiene molto alle prestazioni dei propri vini e alla sua reputazione mondiale.

L'annata 2006 è stata delicata e sicuramente una delle più difficili degli ultimi anni per quanto riguarda la vendemmia e la vinificazione. Grazie ai numerosi investimenti effettuati nella tenuta, si è riuscito a garantire la qualità del vino, dalla vendemmia alla cantina. È in annate come questa che le attrezzature e la reattività sono aiuti preziosi per contribuire alla qualità del vino. È stata un'annata di eccessi, a luglio troppo caldo, ad agosto troppo freddo, a settembre troppo umido, quindi si è vendemmiato molto tardi, verso la fine di ottobre, cosa questa che ha regalato dei Cabernet-Sauvignon superbi, grazie anche a scelte cruciali, che hanno messo a dura prova i nervi.

Il rosso 2005: solo i grandi terroir permettono alla vite di trarre la quintessenza necessaria per l'espressione minerale, nobile e autentica di un grande vino. Un clima eccezionale per un vino eccezionale. La natura si è espressa, la vite ha reagito, l'uomo ha rivelato un vino raro, il 2005, quasi un sogno. Di colore rosso-nero satinato, il naso è esuberante di frutta, liquirizia e sentori balsamici. Al palato, ci si lascia sedurre dalla vellutatezza del Merlot, l'allure aristocratica del Cabernet-Sauvignon si impone, l'intensità del Petit Verdot energizza, il Cabernet Franc dà lustro all'insieme. Finale infinito.

Il bianco 2005 sviluppa un naso potente di agrumi maturi, una bocca intensa e morbida, un vino molto promettente.

Il rosso 2004 è un rosso molto scuro, molto potente ma senza alcuna aggressività, questo vino ha una struttura incredibile, con note di fumo, davvero un grande vino, come il bianco 2004, una delle più grandi annate di Chevalier.


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