Lonomia obliqua: la farfalla più pericolosa al mondo
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Ci sono presenze naturali che restano lontane dall’immaginario urbano europeo, eppure proprio questa distanza le rende ancora più affascinanti quando le si osserva da una città come Parigi, dove la natura è spesso ordinata, contenuta, quasi addomesticata; è in questo contrasto che trova spazio anche il racconto della Lonomia obliqua, considerata tra le creature più pericolose al mondo, perché mentre passeggi tra giardini curati e viali alberati ti rendi conto di quanto il rapporto con l’ambiente possa cambiare radicalmente altrove, creando così un ponte sottile tra la sicurezza apparente del paesaggio urbano parigino e la complessità, a tratti imprevedibile, di ecosistemi molto più lontani ma non per questo meno reali.
Come ormai tutti sanno le farfalle sono esseri gradevoli all'aspetto, nell'immaginario collettivo anche socievoli, animali felici, ma possono essere anche aggressive e pericolose. La cattiveria negli animali, che sono privi di senso morale, non esiste, ma l'aggressività in caso di minaccia esiste eccome: la lonomia obliqua, che anche da bruco è estremamente pericolosa, ne è un esempio lampante.
Si possono incontrare nei boschi o in qualunque altro posto, sono abbastanza diffusi anche in Europa e ormai si possono incontrare in Italia: non così di frequente, non dobbiamo fare così tanta attenzione, anzi sono piuttosto rari e il nostro clima non si addice perfettamente a quello che vorrebbero, ma è sempre meglio guardarsi attorno con attenzione prima di toccare i bruchi. La dimostrazione che questo sarebbe meglio evitarlo nella quasi totalità dei casi è lui, la lonomia obliqua, che non sarà difficile riconoscere nel caso dovessimo incontrarlo per le tortuose strade dei boschi. È esattamente come chiunque immaginerebbe un animale velenoso: apparentemente spinoso, ha la parvenza di un cactus, infatti presenta numerose spine bianche su tutto il corpo. Sembra abbastanza peloso, ed è per questo che chiunque lo incontrasse, anche senza conoscere le sue caratteristiche principali, eviterebbe a tutti i costi di toccarlo. Ma bisogna imparare i tratti distintivi per essere sicuri di non incontrarlo e di non andare a cercarlo. Innanzitutto bisogna imparare a riconoscere il bruco, che come abbiamo detto generalmente presenta colori chiari, è spinoso (ad alcuni potrebbe anche sembrare che abbia delle piccole piantine aghiformi sul dorso) ed ha un aspetto tendenzialmente repellente, che infatti non farebbe avvicinare qualcuno a toccarlo. Ovviamente il bruco non resterà sempre bruco, ma si trasformerà presto in farfalla: sarebbe meglio classificare l'esemplare adulto come falena, piuttosto che come farfalla, e avrà delle sembianze ben diverse da quelle che aveva prima il bruco. Infatti perderà tutti i colori chiari e l'aspetto spinoso, ma si trasformerà in una farfalla abbastanza comune, di colore arancionato, che quindi potrebbe essere considerata una innocua farfallina come tante altre e potrebbe essere toccata dagli ignari turisti.
Senza fare troppo catastrofismo, si dovrebbe comunque sempre restare attenti a quello che si tocca e non si tocca, evitando, a meno che non si supponga di avere una certa esperienza nel settore delle farfalle e degli insetti in generale. Anzitutto bisogna esaminare approfonditamente gli effetti che potrebbe causare il toccare questo bruco oppure questa falena adulta: il tipo di "avvelenamento" che avviene al contatto con l'animale che potremmo incontrare nei boschi si chiama lonomismo, dal nome scientifico del bruco, e generalmente porta vertigini ed emorragie. Sebbene i sintomi e gli effetti dell'avvelenamento cutaneo dipendano soprattutto dall'età e dal numero di bruchi toccati, magari svariati in contemporanea se siamo caduti nelle loro sterpaglie, generalmente il risultato è comunque molto pericoloso.
Infatti, a parte l'iniziale bruciore e le classiche sensazioni appena toccheremo il pericoloso bruco, potrebbe iniziare un sanguinamento anche piuttosto cospicuo: è questo il pericolo principale che è in grado di scatenare la lonomia obliqua. Al primo sfregamento con la pelle e al primo contatto, si potrebbe iniziare a sanguinare, questo perché il veleno del bruco o della falena incide sulla coagulazione. Perciò occhi aperti durante le escursioni!
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